Entro a casa mia madre mi guarda e dice una sola parola: Carfagna. Io capisco che l'orrore si è fatto realtà, che questo governo sembra una puntata di buonadomenica con la conduttrice che offre le pastarelle e il pubblico sudato che applaude lo stacchetto con la coscia. Bondi ai beni Culturali? Perché non Sbirulino agli interni? Tremonti n'artra vorta, Scajola, Scajolaaaaaaaaa! La Meloni! chi se la ricorda la Meloni anche solo due anni fa, che a piazza Bologna tirava i petardi contro i barboni?ma porco cazzo, porco. Ma io pensavo, si terranno, ma la Meloni, la Meloni!!!! La Carfagna faceva la valletta de Magalli, la valletta de Magalli! Calderoli no, non dico nulla. Elio Vito, cosa dico? Elio Vitooooooooooooooo! Alfano, siciliano devoto alla causa forzitaliota, la peggior specie di politico rampante nuova generazione. Voglio baffone, voglio la dittatura, voglio bombe subito.
Non voglio ragionare, no. Voglio il delirio. Tutti sui monti cor fucile, sì, non voglio il dialogo, voglio tanta cacca su di noi, voglio balletti stile drive in in parlamento, voglio le onorevoli con le poppe di fuori, voglio la Santanchè alla cultura, voglio godere maialamente di questo sfacelo.
Stasera per la prima volta nella mia vita ho mangiato la pizza al pomodoro con le cipolle e il tonno.
Che tra l’altro, oltre ad essere un bellissimo incipit per un post che si preannuncia di un interessante che Report vatti a nacondere, è anche una pizza da paura. Certo, dopo senti come un leggero peso sullo stomaco, come di una gravidanza al tredicesimo mese, ma è un prezzo che si paga volentieri.
Poi ho bevuto un vino scrauso ma buono, perché come diceva Franco il barbone alcolizzato del giardino sotto casa mia, dopo due litri dimmi cosa cazzo è che non ti piace (Franco, ma i più scaltri lo avranno già capito, non esiste).
Poi, mi sono alzata dalla sedia e ho scoperto che mi avevano rubato la borsa, presumibilmente mentre rispondevo male al ragazzo che cercava di vendermi l’ennesima rana sonante, ed è giusto così, me lo merito, sono cattiva.
Per il ladro:
nella borsa c’era il portafoglio, e quello cazzi tuoi, laTro, però dentro c’erano delle cose da donna caruccette, me l’hai rubate, che peste ti colga, che diarrea ti sorprenda.
Poi avevo degli appunti precisissimi presi a lezione del corso di editoria vaffanculo cose tipo controllare nona edizione di kafka leggere la bandella della nuovissima edizione delle ricette dei Gualtiero Marchesi.
A queste cose ci tenevo, laTro.
Me le lasci per favore dal portiere, orario apertura 9-17? Grazie, so che in fondo in fondo sei simpa.
(muori)
Stamattina la giornata era iniziata anche bene: avevo fatto colazione al mio bar preferito (non ho un bar preferito, ma secondo me fa figo dirlo), ero arrivata al non lavoro in tempo per potermi sedere e non essere subito inondata di richieste come Non so fare il segno di spunta su excel, me lo fai tu?
E insomma tutto bene, batti cinque amico.
Poi ho visto quelle foto su repubblica.it. Un cazzo di senso di angoscia, che non avete idea. Minchia, che impressione. Basita rimasi.
Volete, o voi lettori, ch’io apra un dibattito sull’inopportunità di riesumare un corpo e spalmarlo di cera ed esporlo a pubblica adorazione? Anche no.
Però queste file enormi di persone che fanno la fotina col cellulare al cadavere, bambini che baciano la teca, vecchie che svengono, ragazze alla prima mestruazione portate lì davanti per la benedizione secondo me sono interessantissime. Ora qualcuno dirà: non mancare di rispetto a chi veramente vuol bene al vecchio mago col saio, io dico no, ma infatti, massimo rispetto. Solo che secondo me andrete tutti all'inferno.
Però, eh.
Poi mi sono ripresa, poco dopo, grazie alla scoperta dell'e-store (notare il linguaggio ggiovane dei frati benedettini o cappuccini o francescani, ora mi sfugge) e di tanti oggettini deliziossissimi e per niente lugubri come il pinnone-candela da utilizzare nelle serate intime col tuo lui, quando vuoi fargli capire chi sei davvero, e i portachiavi in vera pelle di Padre Pio. A me piace il rosso.
Dico solo due parole, poi chi vuole capire capisce: il sette luglio è il mio compleanno. Eh.
Solo Arcibaldo,
il mio maggiordomo,
era rimasto al mio fianco.
Dopo tanti anni vissuti insieme, mi disse, io ero la sua famiglia.
Rat-Man: Grazie Arci, ma non voglio essere imparentato con un servo.
Caro Leo Ortolani,
ti scrivo per dirti che stamattina sull’autobus ero molto stanca ma mi sono subito ripresa col tuo Rat-Man. Mi fa tanto ridere, anche tu sei demente come me, come noi. Egli è il mio indiscusso eroe.
Le persone sulla mia stessa linea della demenza le capisco subito e vorrei immediatamente diventarci amica. Andiamo a prenderci un caffè, facciamo baldoria.
In realtà, le persone che riescono a farmi ridere sono sempre persone molto intelligenti e spesso anche un po’ depresse. Ora, magari non è il tuo caso, però boh. Sei depresso?
La sai la vecchia storia di Mastroianni, che faceva il coglione ma era anche depresso, e di Totò, che faceva il cretino ed era depressissimo, e di Remo Remotti che faceva Freud e mi fa sbellicare ma che nella vita è stato in manicomio?
Anche Bisio, una volta l’ho visto in una trasmissione con abatantuoMo e non sai quanto era triste, quanto era giù. Che poi, Bisio anche basta.
Abatantuono invece è cretino anche nel privato, sicuro. Lui mi faceva ridere prima, ora di meno. Però ecco, come uomo proprio mi piace un sacco. Alto, un po’ peloso, colla pansa.
MM.
Scusa, ho divagato.
Caro Leo, tu ora penserai: ma chi cazzo è questa? Niente, così, volevo scriverti, e dirti che mi fai ridere, e chiederti se per te è meglio una sostenibile leggerezza dell'essere o una pesantissima consapevolezza di sé.
Con affetto non depresso ma allegro,
Gnegna

Ora dico una cosa triste.
E pure banale.
La scorsa settimana è morto uno all’improvviso che lavorava alla casa editrice Minchiallegra. Solite cose: era giovane, aveva una figlia, ecc ecc. Vabbé, ho detto, succede (il cazzo).
Poi però – ma porca puttana – mi hanno messo a fare i cazzo di scatoloni delle robe del suo ufficio, allora ho impacchettato i disegni della figlietta, i bigliettini della compagna, le vignette stupide che aveva appeso alla bacheca. Le penne, i fogli, gli appunti, le cartoline da Ischia, i numeri di telefono, i libri, i quadri, la posta, le fotografie.
Ho chiuso con lo scotch per pacchi.
Ho usato la carta quella per gli imballaggi.
Come ogni santa volta che muore qualcuno che proprio proprio, se vogliamo dirla tutta, non è che secondo me avesse tutta questa fretta di andarsene, non è che fosse proprio così necessario, mi vengono tutti quei pensieri che oh, anime ingenue, vengono un po’ a tutti.
Tipo: ma allora, io che smetto di fumare a fare. Io continuo ad andare a mangiare al ristorante indiano, a bere, a non trattarmi poi così bene, a mangiarmi le unghie, a fare stasera quello che domani ma che ne sai, magari piove pure. La vita veramente sono i biglietti, le foto, i disegni bruttarelli di tua figlia? Non m'ha risposto Talete, non m’ha riposto Bobbio, allora sai che c’é.
Poi mi era venuta voglia di scriverci qualcosa, su quello scatolone, perché ho pensato che sarebbe arrivato triste e marrone cacca alla compagna che stava a casa, e vedeva lo scatolone, e sai che schifo. Solo che non mi è venuto nulla da scrivere, e mi sono andata a fare un caffé triste.
